Sostituire la dieta occidentale con una dieta mediterranea

– traduzione a cura della Dott.ssa Emilia Solinas –
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“Forget Fad Diets, Here’s the One You Need”
David A. Johnson, MD

La dieta occidentale ha davvero cannibalizzato la salute degli Stati Uniti e delle civiltà occidentali. Questa dieta è tipicamente caratterizzata da un’elevata assunzione di alimenti lavorati e preconfezionati, carne rossa, latticini e cereali, costituiti da componenti ad alto contenuto di grassi, proteine e fibre. Questi alimenti sono diventati molto popolari perché convenienti e in grado di far risparmiare tempo, preferiti al posto di cibi potenzialmente in grado di promuovere la salute, aumentando significativamente la prevalenza delle cosidette “malattie della civiltà e del benessere”, tra cui le malattie cardiovascolari, l’obesità e una serie di malattie metaboliche e tumori.

Le diete occidentali sono state anche associate a una serie di cambiamenti del microbioma e alterazioni dell’integrità della mucosa intestinale: in particolare, sono associate a una diminuzione della diversità microbica nell’intestino, all’aumento dei mediatori proinfiammatori, delle citochine e delle chemochine e a diversi cambiamenti nella permeabilità della mucosa intestinale e nell’immunità promuovendo anche la traslocazione dei batteri intestinali.

Al contrario la dieta mediterranea è ormai riconosciuta come buona e sana per la maggior parte dei pazienti. Si tratta di una dieta ricca di fibre e povera di proteine animali e grassi saturi, caratterizzata da una maggiore assunzione di verdura, frutta e grassi sani e da una minore assunzione di carne rossa e latticini. Le Linee guida dietetiche raccomandano una dieta mediterranea per promuovere la salute e ridurre al minimo le malattie.

L’elevato contenuto di fibre delle diete mediterranee è uno dei motivi fondamentale che stanno alla base di questa raccomandazione. La fibra si presenta in forma solubile e insolubile. La fibra solubile viene digerita, mentre quella insolubile si muove nel tratto gastrointestinale, favorendo l’assorbimento dell’acqua e promuovendo la motilità intestinale, in particolare nel colon.

Il ruolo degli acidi grassi a catena corta

La fibra insolubile ha ulteriori benefici attribuiti, favorendo la produzione di acidi grassi a catena corta, che svolgono un ruolo estremamente importante per ottimizzare la funzione intestinale.

Sappiamo infatti che gli acidi grassi a catena corta aumentano la secrezione di immunoglobuline, inducono la riparazione dei tessuti da parte delle cellule T regolatorie, promuovono la secrezione di peptidi antimicrobici e la produzione di muco, ottimizzando in ultima analisi la funzione intestinale e l’integrità della barriera intestinale. Tutto ciò è di fondamentale importanza per promuovere la salute dei diversi sistemi integrati, non solo gastro-intestinale.

E’ stato infatti dimostrato che i prodotti derivati dagli acidi grassi a catena corta sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, rappresentando un fondamentale segnale di comunicazione nell’asse cervello-intestino, con andamento bimodale, potenzialmente in grado sia di modificare i derivati legati all’intestino, sia l’umore e stati psicologici a livello cerebrale. Possiamo quindi affermare che i derivati degli acidi grassi a catena corta del microbioma intestinale hanno effetti bidirezionali sul sistema nervoso centrale.

Recenti studi hanno anche dimostrato che la qualità del microbioma e la capacità di produzione  degli acidi grassi a catena corta è in grado di influenzare la suscettibilità al contagio COVID, l’evoluzione dell’infezione a forme gravi o lo sviluppo della patologia da Long-COVID. Infatti Una maggiore biodiversità microbica sembra essere in qualche modo protettiva e, in caso di infezione da COVID, predittiva di una rapida risposta e risoluzione. Anche gli acidi grassi a catena corta fungono da marcatore, soprattutto quando sono ridotti. È stato dimostrato che l’acido a catena corta ramificata chiamato L-isoleucina è predittivo di conseguenze a lungo termine di una infezione COVID più grave. Quindi la dieta può avere un ruolo significativo anche nella modulazione della patologia COVID-correlata

Come gli additivi alimentari in realtà sottraggono valore nutrizionale

Ci sono altri elementi nella dieta che possono contribuire alle malattie.

Alcuni elementi comunemente aggiunti alle diete hanno dimostrato, in modelli animali, di avere un impatto significativo nel modificare l’integrità dell’intestino. In particolare, ciò si osserva con gli alimenti preconfezionati che si trovano spesso nella dieta occidentale, che contengono elementi come emulsionanti e additivi alimentari con l’obiettivo di migliorare l’estetica e il gusto.

Alcuni di quelli che vediamo abitualmente negli alimenti più diffusi sono la carbossimetilcellulosa e il polisorbato-80. Si tratta di derivati presenti in una varietà di prodotti lattiero-caseari. È interessante notare che rallentano lo scioglimento del gelato. Questo può essere un bene per i vostri bambini che mangiano un cono gelato sul sedile posteriore in estate, ma non altrettanto per l’intestino.

Lo stesso vale per la maltodestrina, un addensante e dolcificante molto comune, che però riduce lo spessore dello strato mucoso e aumenta la permeabilità intestinale.

La carragenina, ricavata dalle alghe rosse, viene aggiunta per aumentare la consistenza, soprattutto nei latticini e nelle salse. Ma è in grado di ridurre l’integrità dell’intestino, di stimolare le alterazioni della permeabilità della mucosa e indurre mutazioni e fenomeni di traslocazione antigenica.

Un altro additivo alimentare comune è lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, di cui si hanno sempre più dati. Il suo uso nelle bevande zuccherate era un tempo implicito, e ora è chiaramente associato a un aumento del rischio di malattia epatica grassa non alcolica, di cancro precoce del colon e di una serie di altre patologie tumorali. Recenti dati su modelli animali hanno dimostrato meccanicamente come contribuisce al cancro del colon. Recentemente è stato anche associato al cancro al fegato nelle donne in post-menopausa che consumavano una bevanda zuccherata al giorno.

Quasi tutte le bevande zuccherate sono passate dall’uso dello zucchero di canna allo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, perché più economico e più dolce. È interessante notare che, poiché i dati sono diventati sempre più significativi riguardo alle sue associazioni con le malattie, nel 2012 l’industria del mais si è rivolta alla Food and Drug Administration statunitense e ha presentato una petizione per cambiare il nome da sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio a zucchero di mais. Questo termine suona molto più semplice e forse anche più dolce per quanto riguarda le possibili implicazioni per la salute, ma la FDA ha detto di no.

Da allora, l’uso diffuso dello sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio è stato descritto come una crisi alimentare di salute pubblica. Lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio è un elemento molto facile da evitare quando si parla di bevande zuccherate.

Per quanto riguarda i dolcificanti artificiali, i tre principali studiati finora sono l’aspartame, la saccarina e il sucralosio. Non vengono assorbiti, ma sono zuccheri fermentabili che raggiungono l’intestino e modificano il microbioma intestinale. Nei modelli animali è stato dimostrato che favoriscono l’obesità e il diabete, il che è molto paradossale rispetto all’intento pubblicizzato. Anche in questo caso, sono stati studiati solo questi tre agenti e non abbiamo dati su esposizioni a soglia inferiore.

Penso che sia di buon senso ridurre al minimo l’uso di questi prodotti e chiedere invece ai pazienti di usare zuccheri naturali e consumare acqua al posto di bevande dolcificate; questo è ciò che discuto con i miei pazienti.

Consigli ai nostri pazienti

È importante anche non eccedere nell’altro senso, rendendo i nostri pazienti troppo rigidi nella lettura delle etichette nutrizionali, favorendo in alcuni casi l’insorgenza di disturbi da restrizione alimentare che possono trasformarsi in un disturbo del comportamento alimentare.

È utile invece consigliare ai pazienti di essere attenti e coscienziosi nell’osservare il cibo, di ridurre al minimo gli alimenti trasformati e di “costruire” i propri pasti. La dieta occidentale deve essere eliminata dalle abitudini giornaliere: più riusciamo a utilizzare la dieta mediterranea, meglio è.

Certo, è ancora possibile mangiare occasionalmente cheeseburger e patatine fritte, ma bisogna usare il buon senso.

La dieta mediterranea è davvero semplice. La consiglio a tutti i miei pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali, obesità, fegato grasso non alcolico e altre patologie infiammatorie. Ma penso che possiamo farne una raccomandazione generale per tutti i pazienti, nel tentativo di promuovere la salute e quindi prevenire le malattie.

David A. Johnson, M.D.

Collaboratore regolare di Medscape, è professore di medicina e primario di gastroenterologia presso la Eastern Virginia Medical School di Norfolk, Virginia, e past president dell’American College of Gastroenterology. Il suo principale interesse è la pratica clinica della gastroenterologia. Ha pubblicato molto nel campo della medicina interna/gastroenterologia, con interessi di ricerca principali nelle malattie dell’esofago e del colon e, più recentemente, negli effetti del sonno e del microbioma sulla salute e sulle malattie gastrointestinali.

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