Il freddo fa male al cuore? Facciamo chiarezza con la Cardio-Pnei

– traduzione a cura della Dott.ssa Emilia Solinas –
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Associations Between Extreme Temperatures and Cardiovascular Cause-Specific Mortality: Results From 27 Countries

Le temperature estremamente calde ed estremamente fredde sono state associate ad un maggior rischio di mortalità cardiovascolare in un’analisi dei dati provenienti da Paesi di tutto il mondo.

Lo studio, pubblicato online il 12 dicembre su Circulation, ha dimostrato che per ogni 1.000 decessi per malattie cardiovascolari (CVD) per tutte le cause, 2 decessi in eccesso sono stati attribuiti a giorni estremamente caldi e 9 decessi CVD a giorni estremamente freddi.

Le analisi hanno incluso i decessi per qualsiasi causa cardiovascolare: cardiopatia ischemica, ictus, insufficienza cardiaca e aritmie.

Utilizzando diversi modelli e strategie di calcolo, il team ha confrontato i percentili delle temperature estreme con la temperatura associata alla minore mortalità, in ciascuna località.

La relazione tra temperatura complessiva e mortalità per CVD è risultata non lineare: il rischio di mortalità è aumentato sia con le temperature calde che con quelle fredde.

L’associazione tra temperatura e mortalità è rimasta significativa anche dopo l’aggiustamento per la variabilità della temperatura, le ondate di calore, le tendenze a lungo termine, l’umidità relativa e gli inquinanti atmosferici.

Cosa possiamo fare noi professionisti cardio-PNEI per garantire la salute integrale dei nostri pazienti, in tutte le stagioni?

Semplici consigli ma di VITALE importanza:

1)  evitare l’attività all’aperto a temperature troppo basse o alte per coloro che soffrono o sono a rischio di malattie cardiovascolari, e considerare di adottare precauzioni speciali durante tutte le condizioni metereologiche estreme

2) camminare e continuare a seguire un’alimentazione sana per il cuore, con una dieta mediterranea a base di frutta, vegetali e verdura di stagione, non solo per ridurre il  profilo di rischio cardiovascolare, potenziare le difese immunitarie, ridurre il sovraccarico allostatico di stress, ma anche per ridurre la nostra impronta di carbonio, dall’inglese carbon footprint, ovvero il nostro impatto individuale sul pianeta in termini di emissioni di anidride carbonica. 

Ecco, quindi, che nel nostro modello circolare anche i comportamenti individuali virtuosi da una parte mitigano potenzialmente l’impatto sulla salute delle temperature estreme, calde e fredde, dall’altra riducono il nostro impatto negativo sugli ecosistemi

Abitudini alimentari, tipo di spostamenti e ritmi di lavoro lasciano il segno sull’ambiente, sul nostro corpo, sulla nostra mente

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