Microbioma intestinale e insufficienza cardiaca, ulteriori nuove evidenze….

– traduzione a cura della Dott.ssa Emilia Solinas –
clicca qui per la versione originale dell’articolo:
Kymberleigh A. Romano,Ina Nemet, Prasenjit Prasad Saha, Arash Haghikia, Xinmin S. Li, Maradumane L. Mohan, Beth Lovano, Laurie Castel, Marco Witkowski, Jennifer A. Buffa, Yu Sun, Lin Li, Christopher M. Menge, Ilja Demuth, Maximilian König, Elisabeth Steinhagen-Thiessen, Joseph A. DiDonato, Arjun Deb, Fredrik Bäckhed, W.H. Wilson Tang, Sathyamangla Venkata Naga Prasad, Ulf Landmesser, David R. Van Wagoner and Stanley L. Hazen

 

Un nuovo studio dimostra che il microbioma intestinale influisce sullo sviluppo delle malattie cardiovascolari, in particolare dell’insufficienza cardiaca.

Già studi precedenti avevano correlato l’aumento dei livelli di fenilacetilglutammina (PAG), un sottoprodotto del catabolismo delle proteine alimentari da parte dei batteri intestinali ad un maggior rischio di infarto miocardico (MI), ictus e morte: recenti evidenze correlano livelli elevati di PAG anche ad un aumento del rischio di insufficienza cardiaca e a quadri clinici più severi.

In particolare lo studio conferma che gli individui che hanno un microbioma predisposto alla produzione di PAG sono a maggior rischio di malattie cardiovascolari, soprattutto di insufficienza cardiaca, indipendentemente dai fattori di rischio tradizionali.

Il meccanismo con cui ciò avviene in base a modelli preclinici sperimentali, potrebbe essere la tyendenza a favoriore stati protrombotici da parte del PAG, e un’interazione diretta con i recettori beta-adrenergici. I ricercatori hanno  analizzato la associazione tra i livelli plasmatici di PAG e l’insufficienza cardiaca, la frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) e il peptide natriuretico N-terminale di tipo pro-B (NT-proBNP, indice di scompenso cardiaco) in due coorti indipendenti di pazienti sottoposti ad angiografia coronarica presso centri di riferimento terziari. Si trattava di una coorte iniziale statunitense di 3256 pazienti e di una coorte europea di validazione con 829 pazienti.

In entrambe le coorti, i livelli circolanti di PAG erano associati in modo dose-dipendente alla presenza di insufficienza cardiaca ed ai marcatori di maggior gravità di scompenso -la  riduzione della LVEF e NT-proBNP elevato – indipendentemente dai fattori di rischio tradizionali e dalla funzione renale. Prendersi cura del nostro intestino è prendersi cura del nostro cuore……

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