Fame nervosa e disfunzione diastolica

– traduzione a cura della Dott.ssa Emilia Solinas –
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Anfisa Puchkova-Sistac, Blandine de Lauzon-Guillain, Nicolas Girerd, Jean-Marc Boivin, Erwan Bozec, Ludovic Mercklé, Julie-Anne Nazare, Martine Laville, Patrick Rossignol, Sandra Wagner

 

La dieta svolge un ruolo confermato e ben noto nello sviluppo delle malattie cardiovascolari (CVD), ma l’impatto del comportamento alimentare sulla salute cardiovascolare a lungo termine rimane poco chiaro.

“Sappiamo che la dieta ha un ruolo enorme nelle malattie cardiovascolari, ma ci siamo concentrati molto su ciò che si mangia, non su ciò che ci fa mangiare: I binge eaters consumano cibo per soddisfare il cervello piuttosto che lo stomaco”, ha scritto in un comunicato stampa che accompagna lo studio Nicolas Girerd, MD, dell’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica (INSERM) e cardiologo presso l’Ospedale Universitario di Nancy (Francia).

Studi precedenti hanno evidenziato tre dimensioni psicologiche nel comportamento alimentare: condotta alimentare su base emotiva, condotta alimentare restrittiva e  condotta alimentare su richiesta ambientale esterna.

I ricercatori hanno osservato che sia l’alimentazione emotiva che quella restrittiva sono state collegate ad un aumentato rischio di sviluppo di sindrome metabolica e malattie cardiovascolari.

Nello studio recentemente pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, i ricercatori hanno esaminato i dati di 916 adulti e 193 adolescenti partecipanti allo STANISLAS (Suivi Temporaire Annuel Non-Invasif de la Santé des Lorrains Assurés Sociaux), uno studio di coorte familiare longitudinale in Francia. I dati cardiovascolari sono stati raccolti in occasione di quattro visite mediche nell’ambito di un esame clinico completo tra il 1993 e il 2016, con una visita ogni 5-10 anni. Circa un terzo (31,0%) degli adulti era in sovrappeso, il 7,9% era obeso e il 2,7% era sottopeso. L’età media degli adulti alla seconda visita era di 44,7 anni; l’età media del gruppo di adolescenti era di 15,2 anni.

L’outcome primario cardiovascolare è stato misurato alla quarta visita. Il comportamento alimentare è stato valutato durante la seconda visita utilizzando il Dutch Eating Behaviour Questionnaire (DEBQ) e i partecipanti sono stati classificati come mangiatori a condotta emotiva, mangiatori a condotta restrittiva o mangiatori esterni.

Tra gli adulti, l’alimentazione emotiva è stata associata ad un aumento del rischio di disfunzione diastolica del 38% (odds ratio, 1,38; P = .02), per un follow-up medio di 13 anni, e questa associazione è stata mediata dallo stress (misurato con diversi parametri) nel 32% dei casi.

Rilevante è il dato che questa associazione non risultava mediata dallo sviluppo di sindrome metabolica ma da un verosimile legame causa-effetto diretto, poiché nessuna delle dimensioni del comportamento alimentare è risultata associata allo sviluppo di sindrome metabolica nel gruppo degli adulti.

Inoltre l’alimentazione emotiva è risultata positivamente collegata ad una maggiore velocità d’onda del polso carotideo-femorale (cfPWV-beta), indicativa di un aumento della rigidità arteriosa e quindi di maggior rischio di sviluppo di ipertensione arteriosa e aterosclerosi. Tra gli adolescenti nessuna delle tre dimensioni del comportamento alimentare è risultata significativamente associata a danni cardiovascolari.

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