L’esercizio di resistenza è legato ad una maggiore quantità di aterosclerosi coronarica e quindi fa male?

Pubblicato su Eur Heart J. il 6 marzo 2023 Tradotto e adattato dalla Dr. Emilia Solinas

L’ipotesi che l’esercizio di resistenza a lungo termine possa portare ad un aumento paradossale dell’aterosclerosi coronarica è stata nuovamente sollevata da un nuovo studio.

Nello studio Master@Heart presentato il 6 marzo 2023 all’dell’American College of Cardiology (ACC) / Congresso Mondiale di Cardiologia (WCC) 2023 e pubblicato online sull’European Heart Journal è stato rilevato un carico di placche più elevato negli atleti che praticano esercizi di resistenza da tutta la vita. Questo indipendentemente dal tipo di placca, che sia calcifica o mista, o  nei segmenti prossimali coronarici, determinante più del 50% di stenosi.

I ricercatori suggeriscono che tutte le informazioni finora disponibili indicano che potrebbe esistere una relazione dose-risposta “a forma di J inversa” tra esercizio fisico e aterosclerosi coronarica.

Lo sperimentatore principale De Bosscher aggiunge che “la cosa peggiore che si possa fare è non fare nulla. Invece un esercizio fisico moderato come solo una camminata veloce o un po’ di jogging fino a 3 ore alla settimana – sembra possa determinare i maggiori benefici. Con esercizio più strenue. Dopodiché si ricomincia ad osservare un aumento del carico di placche coronariche”.

In che modo possiamo intrepretare queste informazioni anche per il pubblico in generale, dato che è noto che gli atleti di resistenza mostrano una mortalità molto migliore.

De Bosscher spiega come sia vero che si osservano mo meno eventi ed esiti avversi negli atleti di resistenza, ma questo rispetto all’intera popolazione, compresi quelli che non sono sani e che non fanno esercizio fisico.

“Se consideriamo solo gli individui sani che fanno esercizio fisico, ma a livelli diversi, la domanda è: vediamo la stessa relazione?” continua De Bosscher,  “È sempre più evidente che si potrebbe arrivare ad un punto oltre il quale il beneficio diminuisce fino ad invertirsi, con un aumento del rischio cardiovascolare negli atleti che praticano appunto sport di resistenza”.

De Bosscher ha aggiunto: “Uno dei risultati principali è che, nonostante uno stile di vita molto sano e un’intensa attività fisica, a nessuno viene garantita l’immunità dall’aterosclerosi coronarica. Possiamo però certamente affermare con sicurezza che i maggiori benefici si hanno nei soggetti che svolgono una quantità moderata di esercizio fisico, fino a circa 3 ore alla settimana”.

“Questo continua a essere un ‘tema caldo’, data la mancanza di risultati concreti, ed l messaggio che troppo esercizio fisico faccia più male che bene deve essere ben spiegato ai pazienti.

La forma fisica conta ancora indipendentemente dal punteggio del calcio e non consiglierebbe alle persone di smettere di allenarsi, perché “migliore è la forma fisica, migliore sarà il risultato”.

Ma questo studio illustra bene che l’esercizio fisico non rende immuni dalle malattie cardiache (che è un messaggio che molti atleti hanno bisogno di sentire, onestamente). Il problema che abbiamo negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi sviluppati non è l’eccesso di esercizio fisico, ma piuttosto il fatto che la maggior parte delle persone non si esercita affatto.”

Tuttavia lo studio Master@Heart fornisce un “contributo importante” all’informazione scientifica, perché mentre studi precedenti mostravano come in atleti che praticano esercizi di resistenza da tutta la vita le placche coronariche fossero più numerose ma meno instabili, perchè altamente calcificate, questo studio mostra in realtà come le placche in questi atleti non siano così benigne come avevamo pensato in precedenza.” Dal punto di vista clinico tuttavia non aggiunge molto

perché “nonostante questi risultati, è abbastanza chiaro che gli atleti che praticano resistenza hanno una minore mortalità rispetto alla maggior parte delle persone: infatti si tratta di uno studio sulle coronarie senza altri dati clinici”

Tuttavia, quello che è importante sottolineare è che non sembra che sia necessario fare sport estremi per ottenere i benefici cardiovascolari dell’esercizio. Tutti gli studi dimostrano che i maggiori benefici si ottengono nelle persone che passano dal fare poco a fare un esercizio moderato.

Thompson ha sottolineato che le più recenti linee guida sull’attività fisica negli Stati Uniti raccomandano tra 150 e 300 minuti di esercizio moderato, come una camminata veloce, o tra 75 e 150 minuti a settimana di attività vigorosa, come la corsa.

Ma non crede che questo studio dovrebbe scoraggiare le persone dalla partecipazione ad esercizi di resistenza, sottolineando che molti individui si impegnano in alti livelli di esercizio vigoroso per altri motivi, non necessariamente per la loro salute cardiovascolare. “Se le persone vogliono fare di più – per ragioni competitive o se questo le fa sentire bene – dico di andare avanti e farlo”, ha aggiunto Thompson. “Dovresti goderti la vita. Ma se stai facendo esercizi di resistenza ad alti livelli per la tua salute e ti senti infelice nel farlo, troppo stressato per le performance richieste, potresti sprecare il tuo tempo, perché non sembra che i livelli di esercizio più estremi facciano bene. Fanno male? Non abbiamo ancora prove per concluderlo. “

Master@Heart Study

Nel loro articolo sull’European Heart Journal, i ricercatori sottolineano che lo studio Master@Heart è lo studio più ampio e completo per valutare la relazione dose-risposta tra esercizio di resistenza intensivo e aterosclerosi coronarica.

Si tratta di uno studio osservazionale di coorte che ha valutato l’aterosclerosi coronarica in 191 atleti di resistenza esperti da tutta la vita, 191 atleti ad esordio tardivo (inizio degli sport di resistenza dopo i 30 anni) e 176 non atleti sani che praticavano non più di 3 ore a settimana di esercizio. Tutti i partecipanti erano maschi e avevano un basso profilo di rischio cardiovascolare. L’età media era di 55 anni nei tre gruppi.

Per quantificare la forma fisica è stato utilizzato il consumo massimo di ossigeno (VO2max). Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa tra i tre gruppi per quanto riguarda età, peso, livelli di colesterolo pressorio o livelli di A1C. Mentre il gruppo di controllo aveva un BMI e una percentuale di grasso corporeo sani (19%), entrambi i gruppi di atleti erano significativamente più magri (percentuale di grasso corporeo dal 14% al 15%).

L’esercizio eseguito dagli atleti di era simile; principalmente ciclismo e corsa. Gli atleti di resistenza hanno riferito una media di 10-11 ore di esercizio a settimana rispetto a 1 ora a settimana per le persone di controllo. Solo il 22% del gruppo di controllo ha riferito di non aver svolto alcun esercizio; gli altri hanno riferito di fare jogging, andare in bicicletta o di impegnarsi in esercizi di non resistenza, come il tennis. I risultati hanno mostrato che il carico complessivo di placca coronarica era più alto tra gli atleti che praticavano sport di resistenza da tutta la vita rispetto alle persone di controllo, senza supportare l’ipotesi che gli atleti di resistenza abbiano una composizione della placca più benigna per spiegare il loro minor rischio di eventi cardiovascolari rispetto ai non atleti. Poiché mancano studi i  dati tengono aperta la questione se gli eventi coronarici siano effettivamente meno diffusi in questo gruppo di atleti e, se è così, su cosa spieghi il paradosso,

È sicuramente necessaria una ricerca più approfondita e longitudinale nella fascia più alta dello spettro degli esercizi di resistenza.

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